L'archivio di Minas Tirith - Cortesia e Cavalleria
di Giuseppe Roncari

Cavalleria e cortesia sono due cardini della letteratura provenzale. L’abilità guerriera e quella degli atteggiamenti e delle parole sono, quindi, ugualmente regolate da un precisissimo codice d’onore e di comportamento.

Nell’esame delle fonti di JRRT la letteratura provenzale e il ciclo arturiano sono stati presi poco in considerazione, anche per il fatto stesso che JRRT sosteneva apertamente

tutta la debolezza dei racconti sui cavalieri erranti ridotti a letteratura amena da una classe di persone fondamentalmente interessate a gesta di guerra e diamore. Altrettanto divertente per noi (o per me) quanto i racconti sul cricket, o le descrizioni di un giro turistico, per quelli che (come me) trovano il cricket una noia ridicola.

Ma non dimentichiamoci che questa tradizione - la giudicasse negativamente o positivamente - JRRT la conosceva molto bene.

Che cosa rifiutava? L’eccessiva frivolezza, l’irrazionalità, l’inconsistenza di una letteratura di puro e crudo divertissement, un semplice gioco galante, senza spessore e (per lui) noioso. Effettivamente un mondo in cui ogni donzella incontrata da sir Lancillotto è - di volta in volta

di gran lunga la più bella dama che egli avesse mai visto

lascia quantomeno il dubbio sulla sua profondità.

Eppure JRRT ha fatto tesoro anche di questa tradizione, e un personaggio emblematico in tal senso è Gimli. Proprio Gimli, un nano, verso cui l’autore poteva permetterselo con simpatia e un pizzico di ironia, essendo il suo un popolo eccessivamente cerimonioso.

Ecco un primo topos classico della letteratura provenzale . il "Pegno della Dama". Costretto a parlare davanti a Galadriel per chiedere un dono (nota: Galadriel era veramente la dama più bella che avesse mai visto!) egli domanda uno dei suoi capelli. Tutti gli elfi ammutoliscono esterefatti, bisogna sapere infatti che i capelli di Galadriel erano tanto belli che pareva che in essi fosse rimasta imbrigliata la luce dei Due Alberi di Valinor, capelli che ella aveva rifiutato per ben tre volte a Feanor il grande (come risulta dai Racconti incompiuti). Invece lei li dona a un nano perché

Nessuno mi ha rivolto una preghiera così ardita eppur così cortese . Come potrei rifiutare, dopo avergli ordinato di parlare?

Ardimento guerriero e gentilezza di parole, con queste Gimli guadagna il favore della Dama e tre (non uno solo) dei suoi "Capelli d’Oro" (altro stilema provenzale...) entrando così simbolicamente al suo servizio. Il "Servigio d’Amor" per il cavaliere errante era la devozione assoluta e la venerazione per una Dama troppo alta per essere raggiunta, che solo poteva essere "ossequiata" (anzi "pregata") e amata "di lontano". Un amore ideale , dunque, coi suoi pro e i suoi contra (da un lato staccava il guerriero dalla sensualità più brutale e lo ingentiliva in "cavaliere", dall’altro lo condannava alla struggente e tantalizzante rincorsa di qualcosa di impossibile da raggiungere, perché ente solamente mentale e non reale).

Uno dei doveri "sacri" del cavaliere era quello di difendere a spada (nel nostro caso, ascia) tratta la nomea della sua Dama : è quello che Gimli fa di fronte a Eomer quando questi dichiara che non dirà che Galadriel è la più bella di tutte le dame

allora devo andare in cerca della mia ascia

sennonchè Eomer gli porge questa scusa, che egli considera prima in bellezza la Regina Arwen, pronto anch’egli a dar battaglia a chi lo neghi ("Devo chiedere la mia spada?"). Gimli si inchina in segno di rispetto alla scelta di Eomer, perché in essa anch’egli ha dato prova di "Cortesia".

Un ultimo cenno ancora, anche se l’argomento meriterebbe di essere approfondito. Alla partenza da Lorien, Gimli, mentre è in barca con Legolas, gli manifesta la sua "Ferita d’Amore" per essersi lasciato alle spalle la più grande bellezza che egli abbia mai contemplato, consolato solo dal ricordo che sbiadisce. E dopo la fine della Terza Era e la morte di Aragorn - pare - partì con Legolas alla volta delle Terre Imperiture

per il desiderio di vedere ancora la bellezza di Galadriel; e può darsi che ella, essendo potente tra gli Eldar, gli abbia ottenuto questa grazia.

Una "grazia" inaudita che secondo me è paragonabile, nel ciclo arturiano, solo a quella della "Visione del Graal", il più grande tesoro di bellezza e betitudine.