Il Destino dell'Anello
di Carlo Stagnaro

Perché l’Anello si é distrutto? Perché Frodo ha fallito? E quale é stato il ruolo di Gollum? A tutte queste domande troppo poche volte si é tentato di dare una risposta. E’ nostra intenzione in questa sede mettere in pratica un tentativo di straniamento, di cambiamento di soggetto, per vedere le cose da un punto di vista particolare: quello dell’Anello. Chiunque abbia letto Il Signore degli Anelli si sarà reso conto che l’Unico non é un oggettino da poco, né una semplice - seppur potentissima - arma. L’Anello é Qualcosa dotato di "vita propria", carico dell’odio e della malvagia intelligenza di chi l’ha forgiato. Ogni vicenda dell’Anello é decisa o favorita o contrastata dall’Anello stesso. E’ l’Anello che vuole scivolare dal dito di Isildur che nuota. Non é un caso che Gollum l’abbia perso proprio nel momento in cui Bilbo si stava avvicinando, né che Bilbo, soprappensiero, l’abbia raccolto. Più Frodo si avvicina all’Orodruin più l’Anello, conscio del pericolo, diventa pesante e rallenta il viaggio.

Sicuramente parte del furor di Sam contro Shelob é dovuto all’Anello: quello che a prima vista può sembrare un paradosso si spiega facilmente osservando che, nel caso in cui la figlia di Ungoliant avesse cenato a base di Hobbit, l’Unico sarebbe rimasto a marcire nei meandri di Cirith Ungol per chissà quante decine di anni, dando così alle forze alleate la possibilità di sconfiggere militarmente Sauron, privo della propria più potente arma e con essa di gran parte della propria forza..

Inoltre Frodo, man mano che avanza nella Terra di Mordor, cade sempre più nel potere dell’Anello, fino a diventarne quasi schiavo - un Nazgul in miniatura.

Quando i due Hobbit catturano Smeagol sul Gorgoroth, questi giura fedeltà a Frodo sul Tesoro. Poi, alle pendici di Monte Fato, Gollum viene meno al suo giuramento, ma Frodo gli concede un’ultima possibilità:

"innanzi ad essa [la figura di Gollum] si ergeva severa, insensibile alla pietà, una figura vestita di bianco che aveva al petto una ruota di fuoco. Dal fuoco uscì una voce imperiosa: "Vattene e non mi tormentare più! Se mai dovessi toccarmi ancora, verrai gettato anche tu nel Fuoco del Fato"".

Come si vede, tuttavia, Frodo é ormai un alter Sauron, e addirittura vi é uno "scambio di ruoli" con Sam: sul Gorgoroth Sam avrebbe voluto uccidere Smeagol, ma questi é salvato dalla pietà di Frodo. Adesso Frodo é "insensibile alla pietà", mentre Sam pochi istanti dopo ha come timore di uccidere la miserabile creatura ("ma in fondo al cuore qualcosa lo trattenne"), e le permette così di fuggire.

Ormai Sam ha completato la propria iniziazione: é cresciuto, ha conosciuto la pietà; Frodo, al contrario, sottoposto com’è alle fortissime spinte disgregatrici dell’Anello, di passo in passo crolla sempre più.

Infine, a Sammath Naur si consuma la tragedia: Frodo infilandolo al dito si arroga l’Anello e diventa egli stesso un Oscuro Sire; Sauron, resosi conto dell’accaduto, invia alla Montagna i Nazgul. Questo é un punto dall’interpretazione particolarmente delicata: facendo finta per un attimo che Gollum non esista, proviamo a delineare un possibile epilogo. I Nazgul, una volta arrivati, non avrebbero potuto fare assolutamente nulla: Tolkien é particolarmente chiaro - e, paradossalmente, frainteso - su questo punto. I Cavalieri Neri non sono Schiavi di Sauron, ma Schiavi dell’Anello, e quindi di chi lo porta. Finché Frodo tiene l’Anello appeso al collo, o anche lo usa senza però arrogarselo (come su Colle Vento) il possessore dell’Unico é pur sempre il Nemico; ma nel momento in cui l’Hobbit proclama che "L’Anello é mio", essi diventano, conformemente alla propria natura, Schiavi di Frodo, e sono costretti a prostrarsi al suo cospetto. Per un attimo Frodo é il Nemico.

C’è però da considerare anche la volontà dei Nazgul : Frodo infatti, pur "legittimo" possessore dell’Unico non lo sa ancora usare e, quindi, non è in grado di imporre completamente la propria volontà ai Cavalieri Neri ; questi inoltre dipendono solo indirettamente dall’Uno, mentre sono legati indissolubilmente ai Nove, che sono in mano a Sauron. Lo stesso Tolkien sostiene che

"non penso che avrebbero potuto attaccarlo, né prenderlo prigioniero ; [...] il compito era di portar Frodo via dall’Abisso. Una volta che lui avesse perduto l’occasione e l’opportunità di distruggere l’Anello, la fine ormai non poteva essere che una".

Il fatto è che, nonostante tutto, nessuno può dire se sarebbero riusciti a trascinare Frodo via da Sammath Naur e, comunque, non è dato di sapere cosa Frodo sarebbe riuscito a fare con l’Anello.

Le cose non vanno però così: l’Atto di pietà che fu prima di Bilbo nelle grotte degli Orchi, poi di Frodo sul Gorgoroth e infine di Sam a Monte Fato produce i propri frutti: Gollum, accecato dal furore e dal desiderio di Ciò che a sua volta reclama come proprio, attacca Frodo. Qui le cose si ingarbugliano notevolmente: che Smeagol sia destinato a cadere nel fuoco é la conseguenza della sentenza pronunciata da Frodo poco prima. Frodo stesso non poteva non fallire: l’Anello era troppo potente per lui. Se così non fosse stato, perché mai Gandalf e Galadriel l’avrebbero rifiutato? Basta guardare lo stato in cui l’Unico aveva ridotto Gollum, l’influenza che aveva avuto su Boromir per rendersene conto. Tolkien ha scritto che

"non penso che il fallimento di Frodo sia stato un fallimento morale. [...] nessuno avrebbe potuto resistergli [...] Frodo aveva fatto tutto quello che aveva potuto, non si era certo risparmiato (come strumento della Provvidenza) e aveva creato una situazione in cui l’obiettivo della sua ricerca avrebbe potuto essere raggiunto"

Il problema é: perché anche l’Anello cade nella Voragine del Fato?

Molte Forze in quel momento avevano distolto lo sguardo da ogni altra occupazione per rivolgerlo a Sammath Naur: Sauron voleva a tutti i costi riavere l’Anello; Gollum - ormai un vero e proprio fantasma - lo bramava ardentemente; Frodo essendoselo arrogato ("l’Anello é mio") aveva "usurpato" il trono di Barad Dur, e non ne era più il portatore bensì il padrone; i Signori degli Elfi (Elrond e Galadriel in primis) avevano tutto l’interesse alla sua scomparsa dalla Terra di Mezzo, e Gandalf desiderava che lo stesso venisse distrutto: i portatori dei Tre spingevano dunque con tutta la propria volontà affinché cadesse nel Fuoco.

Non bisogna dimenticare poi la Volontà dell’Anello stesso: la sua tensione a sopravvivere laddove era più potente che mai, dove era stato forgiato e nell’unico posto in cui poteva essere distrutto.

A questo punto subentra quella che Tolkien nella lettera citata chiama la Provvidenza, una sorta di anagkh, di Necessità, per cui

"quell’azione malvagia [il tradimento di Gollum] era la più benefica che qualcuno avrebbe potuto fare per il bene di Frodo".

Quello di necessità é un concetto ricorrente in Tolkien: é l’anagkh, contrapposta la tuch (la Fortuna), a determinare la sorte di Turin, quella di Tuor, quella di Feanor e, in un’epoca più recente, la vittoria di Sam a Torech Ungol.

Si é detto poc’anzi che l’Anello é portato a preservare se stesso dal pericolo. La situazione è però del tutto particolare : nel momento in cui morde il dito di Frodo Gollum scrive il proprio Destino ; ma l’Anello adesso è in mano sua. L’Unico poi, ormai sordo ai richiami del suo vecchio padrone, è sicuramente sottoposto alla forza dei Tre, che lo spingono verso la Voragine del Fato.

Le alternative non sono molte : ormai Frodo è libero dalla sua influenza ma innocuo, e Sam - in quel preciso momento - assai probabilmente ha tutta la forza necessaria a gettarlo nel fuoco. Ormai Sam è infatti un "eroe senza macchia e senza paura" : ha dalla propria il proprio coraggio ed il proprio ardimento (frutto della Pietà e dell’Amore nei confronti del padrone che egli ha conosciuto e che ormai lo accompagnano) non meno della forza di Earendil ; più o meno consapevolmente le Menti dei Portatori dei Tre (e altre Potenze ancora più grandi) sono con lui. Tutte le forze "buone" della Terra di Mezzo (e assai probabilmente sono coinvolte potenze estranee ad Arda) lo aiutano e, secondo l’antico adagio, Sam si aiuta da solo, avendo finalmente compreso il proprio ruolo nell’intera vicenda : l’unico modo di salvare il Padrone è distruggere l’Anello. E quindi sono l’Amore e la Pietà, più degli altri, che rendono Sam uno "spietato guerriero elfico", come suppongono gli Orchetti di Cirith Ungol.

Sauron è lontano e i Nazgul, come si è detto, impotenti (relativamente). Per l’Anello la scelta si riduce quindi a due sole alternative : precipitare nel Fuoco con Gollum o "scivolargli" di mano e restare per terra. Da quest’ultima ipotesi, l’Anello non ha molto da guadagnare rispetto alla prima (come poi dirò), e comunque in quell’attimo di indecisione con buona probabilità l’Unico ha abbassato le difese cedendo così alle enormi forze che lo spingono verso la Voragine.

La scelta dunque in realtà non esiste : l’Anello è destinato a scomparire dalla Terra di Mezzo.

Che alla sua distruzione non ci siano alternative lo si può capire anche da tutta una serie di indizi che sono sempre più chiari al procedere del romanzo. In primo luogo, da quando Narsil l’ha staccato dalla mano di Sauron l’Anello non è mai stato portato da creature malvagie con l’unica possibile eccezione di Gollum che però almeno inizialmente malvagio non lo era : lo diventa proprio a causa della sua influenza negativa.

Se l’Unico avesse potuto agire completamente "di testa propria" avrebbe scelto di essere trovato da un Nazgul o da qualche generale dell’esercito di Sauron, in modo da poter giungere al più presto alla Torre Oscura. Invece, per quanto possa sembrare strano, i suoi portatori dopo Isildur sono sempre stati villici ignoranti o persone normali strappate con forza alla quotidianità : Smeagol, Bilbo, Frodo, Sam non potevano sicuramente garantire al "tessoro" un facile ritorno a Mordor o quantomeno un uso violento e conforme alla sua natura, cosa che ad esempio avrebbe fatto se messo nelle condizioni Saruman.

L’Anello non riesce a tornare a casa neanche quando, a Colle Vento, Frodo lo infila al dito senza arrogarselo e si rivela così ai Cavalieri Neri.

Non va dimenticato neppure il lavorio sotterraneo ed ininterrotto di Gandalf, che adagio adagio dimostra di essere il principale avversario di Sauron :

"Ora, tutte queste imprese furono compiute in massima parte grazie all’avvedutezza e alla vigilanza di Mithrandir, che negli ultimi tempi si rivelò signore degno di grande reverenza e andò alla battagli biancovestito ; ma solo quando fu venuta per lui l’ora di dipartirsi, si rivelò che aveva a lungo custodito il Rosso Anello di Fuoco".

In definitiva dunque l’Anello si è trovato in una situazione tale da non avere alternativa alla distruzione - e con lui è caduto il regno si Sauron il Maia. Non solo perché le potenze "conosciute" della Terra di Mezzo spingevano in questa direzione, ma anche e soprattutto perché così doveva accadere, perché così era stato disposto da "Colui che tutto move", per dirla con Dante.

Ed in effetti non poteva essere altrimenti : il piano di Isildur (scritto fin dal tempo della musica degli Ainur eppur paradossalmente intrecciato col libero arbitrio donato agli Uomini secondo il dettato della religione cristiana che tanta parte ha nell’opera tolkieniana) non prevede la vittoria totale di una delle due forze in costante lotta tra loro (il Bene e il Male) almeno fino al momento del Giudizio Universale, quando Eru stesso si presenterà di fronte alle stirpi di Ea e rivelerà in tutta la sua grandiosità il proprio progetto.

Una vittoria di Sauron avrebbe rappresentato il predominio del Male : Sauron pare aver "dimenticato" quel po’ di Bene che albergava anche in lui ed essere assurto al ruolo di Nuovo Melkor, e quindi non può vincere. La sua sconfitta però non significa la vittoria (definitiva) del Bene : significa l’avvento di un nuovo tipo di Battaglia tra i due principi, l’inizio di un nuovo Ciclo della storia. E’ finita l’epoca dei simboli (Sauron, emblema del Male, scompare per sempre dalla Terra di Mezzo così come Gandalf, campione del Bene) e comincia quella degli Uomini, in cui Bene e Male si miscelano senza avere il predominio sugli individui ; non esistono più, cioè, individui Buoni ed individui Malvagi, ma individui e basta.

Tale Destino, tale Necessità di realizzare ciò che è già stato stabilito agli albori del Tempo cozza e limita la Volontà dell’Anello, e spiega come mai, nonostante la sua immane potenza, l’Unico non sia riuscito a tornare nelle mani del proprio Padrone.

Secondo alcuni (e, in particolare, Tom Shippey) l’Anello non ha neppure una vera e propria volontà, ma un funzionamento analogo a quello di una droga : oscura l’intelligenza di chi ne fa uso fino a spingerlo ad attribuirgli le proprie azioni come se queste dipendessero dalla droga e non dalla sua mente distorta.

Qualunque sia la vera natura della volontà dell’Anello, ai fini di questo scritto è del tutto irrilevante : si vuole infatti qui sottolineare come la sconfitta di Sauron, il fallimento stesso di Frodo, l’inizio di una nuova Era siano dovuti ad una Legge già scritta nella notte dei tempi, cui tutti incoscientemente devono conformarsi. E la realizzazione stessa della Legge ha senso solo se gli attori (del romanzo, o della storia) agiscono volontariamente e liberamente, senza sapere che un Fato superiore li spinge alle proprie azioni : solo così possono terminare la propria storia (e continuare la Storia).