Il giorno della commemorazione
di Helen Waters
[traduzione autorizzata di Paolo Barbiano di Remembrance Day , "Nigglings",n°8,pp.9-14]
Era lalba del primo anniversario della Battaglia di Lungacque, e Merry era nuovamente rimasto fuori tutta la notte, ripercorrendo in solitudine i propri passi di un anno prima. Si era accorto, mentre il meraviglioso 1420 procedeva, che cera qualcosa che lo turbava, piuttosto in contrasto con lallegria in cui simbatteva ad ogni istante. Lo teneva nascosto a tutti, in primo luogo perché non capiva veramente di cosa si trattasse, benché senza dubbio parlarne sarebbe stato utile, e poi perché era riluttante allidea di far soffrire qualcun altro. Pipino (e anche Sam per questo) apparivano assolutamente felici, mentre le sofferenze di Frodo erano già più che sufficienti. Merry sapeva quanto soffrisse senza bisogno di sentirselo raccontare, e spesso si chiedeva come sarebbe finita.
Verso la fine della sua vigilia giunse al Giardino Commemorativo, o semplicemente "il Giardino", comera conosciuto dalla gente del posto, così rapidamente abbellito dallassiduo lavoro di Sam e di altri, e dal dono di Dama Galadriel. Nessuno dei due avrebbe potuto essere utilizzato in un luogo più adatto. Diciannove morti... non molti per degli uomini, ma non per degli hobbit della Contea, nessuno dei quali aveva alcuna esperienza di guerra - era questo che lo turbava. Tutti i festeggiamenti erano stati organizzati per celebrare il compimento del primo anno di libertà; ci si aspettava che lui e Pipino ricoprissero i ruoli principali; e la maggior saggezza di Merry lo rendeva esitante. Cominciava a capire lopposizione di Frodo a qualsiasi forma di combattimento, per quanto al momento lavesse trovata irritante, e in realtà era ancora convinto che combattere fosse stato necessario. Ma cera qualcosa che non andava.
Si fermò improvvisamente. Era così presto che si aspettava di trovarsi assolutamente solo. Uno dei motivi per restare fuori tutta la notte era stato la certezza di avere il luogo tutto per sé - ci sarebbero stati molti visitatori più tardi. Ma qualcuno, anzi qualcuna, laveva preceduto, e stava piangendo.
Tutti i suoi dubbi assalirono Merry nuovamente non appena scorse la figura rannicchiata per terra, scossa dai singhiozzi. Non riusciva a vederne il viso, ma sapeva chi fosse, fin troppo bene. Come a conferma dei suoi peggiori timori, lì si trovava la più infelice vittima della battaglia. Tranne che per la taglia non sembrava neppure una hobbit, vestita comera di semplici abiti scuri e con i capelli strettamente raccolti in una lunga treccia. Sposata da meno di un anno e in attesa del primo figlio, suo marito era rimasto ucciso, e non solo lui, ma anche lunico fratello di lei. E come se non bastasse era rimasto ferito anche il padre, e benché guarito nel corpo, stentava a dimenticare lorrore vissuto. Ma questa giovane donna in lutto era forte e coraggiosa come la maggior parte dei membri della sua razza. Non avrebbe mai voluto manifestare in pubblico il suo dolore, e questi erano il tempo e il luogo adatti a lasciarlo sfogare in pace.
Sentì che avrebbe dovuto concederle la solitudine di cui aveva tanto bisogno. Ma anche lui laveva cercata, e il suo dolore personale si stava facendo più vivo; limprovvisa idea che lì, almeno, avrebbe potuto trovare unoccasione di condividerlo con qualcuno, lo trattenne dovera. Mentre lei si calmava, lentamente, vari pensieri si affollarono nella mente di Merry. La famiglia di lei era composta da gente robusta e affidabile, con buone armi, e aveva occupato postazioni importanti nella battaglia; lui avrebbe dovuto fare più attenzione a come aveva disposto i parenti? Non che conoscesse tutti - ma loro sì... Si era preoccupato troppo della propria vita, vita che non avrebbe neppure più avuto se non fosse stato per Aragorn? Era convinto di essere stato guarito con il compito di ripulire la Contea, e lo aveva fatto - allora perché non era morto lui al loro posto, lasciando meno orfani e vedove? Aveva visto e fatto nella sua breve vita più di quanto avessero visto e fatto un migliaio di hobbit mediamente longevi in tutte le loro vite, allora perché avrebbe dovuto avere altro?
Naturalmente lui e i suoi amici avevano fatto tutto ciò chera in loro potere per provvedere ai famigliari dei caduti - ma questo era stato facile, e comunque non poteva dare loro ciò che desideravano veramente: nessuno poteva. E benché avesse ucciso il capo dei banditi, questo non era niente di più del suo dovere. Si era auto-nominato Capitano, e non si sarebbe aspettato niente di meno da sé stesso, con il suo migliore equipaggiamento e la sua maggiore esperienza. Ma - e questo era terribile - dopo la battaglia si erano allontanati per andare a pranzare! Che mancanza di rispetto! Certo, non senza aver prima badato a quanto fosse ancora necessario, ma pur sempre lasciando il grosso del lavoro ad altri. Cera stato il "Capo" di cui occuparsi, ma... Merry rabbrividì e poi si sforzò di svuotare la propria mente. Questo accadeva un anno prima, e ora aveva qualcosa da fare, proprio lì dove si trovava.
Gemma ora era silenziosa. Lui conosceva il suo nome, benché prima dallora avessero a malapena scambiato qualche parola. Temeva di intromettersi, e, ora lo ammetteva con sé stesso, aveva temuto un rimprovero. Lei restava dovera, troppo distrutta, immaginò lui, per alzarsi subito in piedi. Sapeva che qualunque cosa facesse lavrebbe fatta trasalire, ma si incitò ad aiutarla in qualunque modo possibile. Si avvicinò facendosi sentire; quando lei alzò gli occhi e lo scorse, la vista del suo viso gli spezzò il cuore. Percorse correndo gli ultimi passi e le afferrò la mano.
Gemma abbassò lo sguardo e fece per schernirsi.
"Lasciatemi stare, signor Merry," sussurrò, senza risentimento, ma con una nota di disperazione nella voce "Tra poco starò meglio. Un signore come voi non vorrà preoccuparsi di una povera sciocca come me..."
Tentò invano di scuotere la testa, cercando di ricordare i giorni lontani della sua giovinezza - o almeno così li considerava; le sembravano lontani anni e anni, benché in realtà non lavessero ancora abbandonata del tutto. Allora aveva labitudine di gettare indietro i capelli in segno di rifiuto - ma ora non era possibile con quella semplice treccia. Invece si sforzò di parlare più forte:
"Ma vi giuro che non mi ero mai lasciata andare così prima dora! Neppure dopo la battaglia, né quando è nata la bambina e non cera suo padre ad accoglierla. Credetemi, e promettetemi che non lo direte a nessuno!"
"Vi credo," disse Merry, colpito dalla sua veemenza, ma continuando a tenerle la mano. Era più piccola di lui, e sembrava una foglia agitata dalla bufera, "E prometto, anche se non mi sarei lasciato sfuggire una parola in ogni caso. Ma sapete," aggiunse delicatamente "in realtà non ha importanza. Non cè nulla di male nelle lacrime. Io ne ho versate molte in privato, credetemi."
E anche in pubblico, pensò, ricordando il funerale di Theoden.
Lei si tranquillizzò un poco, e per un attimo si guardarono lun laltra in silenzio, poi Merry divenne più pratico:
"Su, ora, signora Gemma," disse "Permettetemi di aiutarvi. Fa freddo ed è umido, e sicuramente siete qui da un bel po di tempo."
Acconsentì ad appoggiarsi a lui per alzarsi in piedi, tremando. Pensando solamente a farla sentire meglio, Merry le gettò il proprio mantello sulle spalle; lei arrossì e scosse la testa, ma la sensazione di tepore era troppo piacevole per rifiutare. I suoi occhi luccicarono, ma subito li asciugò con la mano, con impazienza. "Mi dispiace," riuscì a dire "Mi avete colto di sorpresa, e mi sono vergognata. Ma non avrei dovuto. Erano degli animi generosi, e meritano di essere ricordati. Normalmente non lo faccio con le lacrime, ma penso che per una volta capiranno."
Merry annuì, ben al corrente del suo instancabile prodigarsi per ciò che restava della sua famiglia, e dei suoi accuratissimi lavori di ricamo, splendidi anche secondo i parametri piuttosto severi degli hobbit, e molto ricercati. Si diceva che stesse ricamando anche mentre la battaglia infuriava, ed era costantemente tornata a farlo ogni volta che i suoi doveri glielavevano permesso, anche durante il lutto. Riusciva a mantenersi soltanto con quel lavoro, ed era anche lunico che avrebbe accettato se non ci fosse stato nessun altro aiuto, e vi si dedicava molto più del necessario. Regalava i suoi lavori dovunque fossero apprezzati. Era più famosa di quanto si rendesse conto, ed era soprannominata affettuosamente Gem Lungacque, o più localmente Gemma-sullo-stagno, perché era lì che la si poteva trovare per ore con il suo cestino da cucito, ed era considerata una combattente pari a quelli che amava e che aveva perduto.
Merry cominciò a dirigerla verso una panchina, ma lei si oppose.
"Per favore - ero venuta con lintenzione di camminare un po, e sarebbe meglio; sentirei meno il freddo. Ma voi..." Si interruppe e lo guardò con attenzione. "Voi perché siete qui, signor Merry? Anche voi non riuscivate a dormire? Non avrei mai immaginato di trovare anima viva a questora." Aggiunse perspicacemente: "Qualcosa vi preoccupa."
"Sì, è vero," ammise lui, sorpreso. "Questa giornata sarà così pesante. Mi sento responsabile di tutte quelle morti, e festeggiare sembrerà un tradimento di tutti coloro che se ne sono andati, e di tutti coloro che sono in lutto." Lo disse ad alta voce, e si accorse di comera stato facile. Sospirò di sollievo. "Non lho detto a nessun altro. Ma era giusto dirlo a voi, con tutto quello che avete sofferto."
Mentre passeggiavano fra gli alberi, per un po Gemma apparve immersa nei suoi pensieri.
"Vi capisco," disse finalmente, "e vi ringrazio anche. Mi è di grande aiuto sapere che pensate questo. Ma vorrei che non vi addoloraste per me. Ciò che avete fatto era necessario, e nessun altro avrebbe potuto farlo al vostro posto. Avevamo bisogno di qualcuno che fosse stato via, e che potesse scuoterci con i racconti del mondo esterno. Nessuno di noi potrà mai dimenticare il suono del vostro corno! Mi sembra che la gente, per la maggior parte, abbia colto loccasione che le veniva offerta. Pregai e implorai mio marito di uscire a combattere! Perciò, se siete colpevole voi, allora sono colpevole anchio. Ma non credo che lo siamo. Che razza di Contea sarebbe rimasta per la mia bambina? Non ha un padre, ma almeno per lei ci sarà un futuro, adesso."
Merry la fissò, sorpreso dalla sua improvvisa eloquenza, e accorgendosi che langoscia cominciava ad attenuarsi.
Gemma continuò: "Ma è anche vero che la gente vuole essere felice e dimenticare la tristezza. Non posso certo biasimarli. Forse avrei fatto proprio lo stesso al loro posto, e non desidero che nessun altro soffra ancora, potete esserne certo. Ma può essere doloroso di tanto in tanto quando non mi lasciano fare ciò che mi sembra giusto. Quelle come me, che rovinano il divertimento, non saranno ricordate nelle storie che si racconteranno fra centinaia danni. Il Grande Anno dellAbbondanza lo chiamano, e a dire il vero non mi è mancato niente, grazie a voi e al signor Frodo."
Merry distolse lo sguardo, imbarazzato - lei non avrebbe dovuto saperlo! Ma stava rapidamente imparando quanto poco sfuggisse alla sua attenzione.
"E un bene che la bimba sia viva per vederlo. Ma manca qualcosa, e il buco che lascia rovina il quadro, così cercano di coprirlo in qualche modo. Faccio del mio meglio per essere allegra e continuare con il mio lavoro come ogni altra, ma vogliono addirittura che abbandoni il mio vestito scuro e che porti di nuovo i capelli sciolti, e questa è una cosa che proprio non posso fare. Non sarò mai più la stessa di prima."
Con il suo talento, pensava Merry, avrebbe potuto adornarsi come una regina, ma ora non avrebbe mai voluto. Si dedicava troppo agli altri per concedersene il tempo, se anche lavesse desiderato.
Rispose rapidamente, "Di sicuro è una decisione che spetta solo a voi. Ci sono state così poche battaglie nella Contea, e probabilmente voi avete perduto più di quanto sia mai toccato a chiunque altro. Se è così che scegliete di rispettare la loro memoria, sta solo a voi decidere. Nessun altro ha il diritto di intromettersi." Si ricordò improvvisamente che la sera precedente, prima di uscire, aveva scartato i soliti abiti piuttosto eleganti in favore di qualcosa di più sobrio. "Vedete, lho fatto anchio, anche se solo per un giorno. Temo che Pipino e io alle volte esageriamo con la nostra grandiosità e le nostre storie di paesi lontani."
"Oh no!" esclamò Gemma. "Fa bene alla gente, come ho detto. Hanno bisogno di sapere che cè qualcosa là oltre i confini della Contea. Voi due rallegrate il cuore, se posso dire così. Sappiamo bene quanto siete gentile, e che non fareste mai del male a nessuno che non se lo meriti davvero. State tranquillo signor Merry."
"Soltanto Merry," riuscì a dire lui, nonostante il groppo in gola. "Vi prego. Non merito di più da parte di nessuno, e tanto meno da parte vostra."
Ancora una volta Gemma lo osservò con sguardo scrutatore, e lui si ritrasse. Il suo rispetto per lei cresceva di minuto in minuto, e lei aveva unaria insolita; gli ricordava Frodo, come se avesse parlato con gli Elfi o avesse avuto in qualche modo a che fare con Gandalf, il che naturalmente era possibile. Quando lei riprese a parlare questa sensazione si rafforzò ulteriormente.
"Anche voi avete sofferto - Merry," disse esitando, e aggiunse: "E io sono semplicemente Gem, sapete. Lo vedo nei vostri occhi. Il mio dolore mi ha insegnato molto, e sono sicura che avete perduto qualcuno che amavate."
Se si fosse fermato a riflettere anche solo un istante, Merry probabilmente avrebbe detto molto meno di quanto fece, ma profondamente commosso dal suo interessamento ,la sua lingua diede sfogo a una tristezza solitamente sepolta in profondità.
"Avete ragione," disse subito, ansioso di confidarsi. "Vi sono grato per la vostra gentilezza. Avevo giurato di servire un Re, ed egli morì poco dopo - ma aveva vissuto a lungo, ed ebbe la morte più bella che potesse desiderare. Ma un nostro amico fu ucciso mentre difendeva Pipino e me; ci salvò la vita, e io lo rimpiangerò per sempre, perché ci eravamo comportati da stupidi. E io stesso rischiai di morire, e vagai attraverso sogni oscuri finché le mani guaritrici di Re Elessar non mi riportarono indietro. Questi ricordi sono pesanti, a volte, benché il mondo sia stato salvato da un grande male."
Gemma lo osservava con occhi spalancati, poi batté le palpebre e guardò lontano per un attimo.
"Perdonatemi," disse gravemente. "Onoro il vostro dolore."
Inconsciamente stava imitando il suo modo di parlare, più elevato rispetto alle proprie abitudini. O era in realtà il suo vero essere, che riconosceva un animo affine e si manifestava per comunicare con lui? Le accadeva di rado - aveva trascorso la maggior parte della sua vita tenendo soltanto per sé i propri pensieri e i propri sogni, e lunico che le avesse mai dato la possibilità di aprire il proprio animo, e che ne aveva condiviso gran parte del contenuto, era morto un anno prima. Sentì la sensazione di solitudine che laveva completamente sopraffatta al suo arrivo assalirla nuovamente - ma pensò alla loro bambina, che era così fortunata da avere, e decise che avrebbe avuto una risposta per tutte le domande che quasi certamente lei le avrebbe rivolto.
"Le mie preoccupazioni personali non mi hanno permesso di prestare molta attenzione alle storie che avete raccontato nel corso dellanno. Ma ora mi piacerebbe ascoltarle, se fosse possibile, un giorno. A volte..." Si interruppe, aspettandosi come al solito dei segni di disapprovazione. "A volte la Contea mi è sembrata troppo stretta, e ho desiderato ardentemente di fuggire per un po." Poiché Merry non rispose subito, continuò, sentendo la sua completa comprensione: "Avrei anche potuto provarci ora, se non fosse per Agrifoglio."
"Ecco, così si chiama!" gridò Merry. "Naturalmente lo sapevo, ma non riuscivo a ricordarmelo. E nata a Capodanno, vero?"
"Sì, è così. Mi sembrava un nome adatto, pungente e limpido - mi ha dato sia dolore che gioia, e ancora me ne dà, ma la gioia è sempre più limpida, ora, e il dolore meno pungente."
Merry rivide i due grandi alberi allentrata di Moria, e ricordò quella terribile traversata, quando la Compagnia credette di aver perso Gandalf per sempre. Ora gli agrifogli rivivevano in una piccola bambina-hobbit, e poiché Gandalf era ritornato, forse cera in serbo una nuova vita anche per Gemma. Era davvero un gioiello fra le hobbit.
"Devo avere dei lontani parenti nella Terra di Brea." stava dicendo lei. "A dire il vero non li conosco, ma sarebbe una buona idea se mi mettessi in contatto. Quando la bambina sarà più grande, vorrei portarla là, ora che la strada è sicura."
Finalmente entrambi ammisero di essere stanchi, e si sedettero. Per breve tempo rimasero in silenzio, immersi nei propri pensieri, ciascuno sicuro che laltro avrebbe gradito un po di riposo. Poi Gemma si riscosse.
"Devo andare," disse. "Agrifoglio è in buone mani, ma non voglio lasciarla sola troppo a lungo, o che pensino che do la mia famiglia per scontata. E per il suo bene, naturalmente." aggiunse subito, non volendo apparire debole o mancante di fiducia.
"Posso accompagnarvi a casa?" chiese Merry. Glielo avrebbe offerto in ogni caso, ma ora era riluttante a salutarla così presto. Si sentiva più rianimato di quanto avesse creduto possibile Gemma gli aveva tolto un gran peso, e aveva paura a separarsi da lei, nel caso accadesse di nuovo. Sciocco! si disse con severità.
"Ne sarei felice," disse lei semplicemente. "Grazie." E aggiunse più timidamente: "Forse gradireste qualcosa per colazione? So bene che siete ospite del signor Frodo, ma credo che siate restato in giro tutta la notte. Non dovete caricarvi di tutte queste responsabilità "
Improvvisamente sorrisero, e si alzarono per lasciare il Giardino, ma il sorriso di Gemma svanì rapidamente. Il freddo della mattina laveva raggiunta, come aveva temuto, e Merry si accorse, nonostante gli sforzi di lei per nasconderlo, che era completamente esausta.
Mentre di dirigevano verso la strada, e poi mentre la percorrevano, la osservò costantemente, ma attento a non farsi notare. Gemma non era riuscita a dormire quella notte Merry si chiese quante volte fosse già successo. Ed era così minuta. Temeva anche che non avesse appetito e, cosa insolita per una hobbit, spesso non si preoccupasse neppure di mangiare qualcosa, indaffarata comera a prendersi cura degli altri. Lavrebbe tenuta docchio, durante la colazione.
Qualcuno dovrebbe prendersi cura di lei, in cambio, pensò, preoccupato, e per la prima volta nella sua vita sentì il desiderio di non abitare nella Terra di Buck. E anche di non essere un Brandybuck mio padre mi ripudierebbe seduta stante! Cosa mi ha preso? Ma vorrei davvero poterla tenere docchio in qualche modo. Forse potrei dire due parole a Rosa Gamgee sono amiche, credo
Cerano in giro uno o due altri hobbit ora, e mostrarono di riconoscerli, ma si tennero discretamente a distanza. Merry e Gemma comunque non si illudevano sapevano bene che le lingue si sarebbero subito messe in moto. Ma non appena Merry cominciò a chiedersi ansiosamente se lei fosse imbarazzata, si accorse improvvisamente che Gemma lo stava tenendo per mano.