Il Fantasy e la Fantascienza: il segno nel deserto
a cura di Mirko "Gaheriet" TrentaduePremessa:
La fantascienza nella letteratura e nel cinema. Come può spiegarsi l'attuale interesse per l'immaginario fantascientifico? E' sintomo di stanchezza nei confronti di una realtà sperimentabile e verificabile? E' solo ricerca di svago? E' voglia di acquietare la nostra ansia di bontà, di giustizia, di serenità, di tutto ciò che la vita non ci offre?
Sviluppo e analisi:
Proprio in questo primo periodo dell'anno 2002, è finalmente giunto nelle sale cinematografiche italiane, l'ultimo capolavoro Fantasy prodotto oltre oceano (più di un oceano a dir la verità ): Il Signore degli Anelli.
Il film tratto dall'omonimo libro del prof. J.R.R. Tolkien, ha già polverizzato i record di incassi negli Stati Uniti ed anche nel nostro paese, guadagnandosi ben 13 nomination agli ambiti Oscar.
E' stato così difficoltoso trovare biglietti per il cinema, che in taluni casi le prenotazioni potevano essere fatte solo tramite Internet. Il regista si è servito della moderna computer-grafica per venire incontro all'immaginario di quanti avevano già letto il libro e, a mio modesto parere, è quasi riuscito nel suo intento.
L'enorme successo di questo film, deve tuttavia indurci a ricercare motivazioni più profonde, che vadano oltre il mero interesse cinematografico o la volontà di svago.
E' necessario comprendere le motivazioni reali e più recondite che ci spingono verso "l'irreale".
A mio parere sono individuabili due tipi di interpretazione del fenomeno, che, lungi dall'essere contrapposti, si intrecciano fino a formare quella "corda" che tira tanta gente nei mondi "apparentemente" irrazionali concepiti dalla mente di innumerevoli scrittori, a partire da Isaac Asimov, allo stesso Tolkien, da Jules Verne fino a Michael Ende con la sua "Storia infinita". Molta gente, forse la maggioranza, si affaccia al Fantasy nelle sue multiformi manifestazioni (dall'epopea fino all'Horror di "Re" Stephen King) per puro svago, per ricavare dalle avventure dei personaggi un divertimento che termina dopo aver chiuso il libro o dopo che il grande schermo si oscura. L'altra corrente di pensiero, sebbene più ridotta numericamente, costituisce, a parer mio, la vera "anima" della "corda" di cui ho già detto. La gente che ne fa parte, cerca, vagando col pensiero attraverso gli spazi infiniti, partecipando alle epiche battaglie spaziali o medievali che siano, delle emozioni che la realtà non può e non potrà mai garantire. C'è chi si lancia da un aereo in volo, chi si butta da una rupe attaccato ad una "molla", ma c'è anche chi preferisce leggere un buon libro.
E' questo uno spirito di "evasione" dalla quotidianità, che secondo me non è da confondersi con le superstiziose credenze che spingono numerose persone (10 milioni di Italiani stando all'EURISPES), disperate e talvolta non poco ignoranti (opinioni personali), ad affidarsi a maghi e stregoni, pagliacci e truffatori direbbero molti (e come conferma la recente cronaca), per tentare di risolvere i loro problemi comprando del "fumo colorato". E' infatti ben diverso l'atteggiamento di coloro che, come me, si appassionano nel leggere le mitiche epopee e i terribili viaggi mai esistiti in quella che gran parte della gente chiama "realtà". Gli amanti della Fantascienza e del Fantasy ci sono, seppur con motivazioni e su basi civili e culturali ben diverse, fin dai tempi dell'Odissea e della dantesca Divina Commedia; appartengono ad ogni fascia di età, dai più piccoli fans di Harry Potter ai più maturi "Tolkieniani", e senza alcuna distinzione di razza (il libro di Tolkien è stato tradotto in ben 25 lingue negli ultimi 50 anni). Non esagero nel dire, sulla base della mia recente esperienza, che nella sala di proiezione de "Il Signore degli Anelli" erano presenti membri di almeno quattro generazioni.
Bisogna pero andare ancora più in profondità per analizzare e scoprire cosa c'è dietro la parola "evasione". Non potrò mai comprendere appieno cosa intendono i più per "evasione" dalla realtà, poiché la definizione non è univoca e varia di soggetto in soggetto; tuttavia ritengo di riassumere, col mio pensiero, quello di tanti altri.
Quando sento parlare di Fantasy o quando viaggio sulle pagine di un libro, immagino spazi illimitati da riempire con le avventure di altrettanti illimitati personaggi, e tanto più "evado", mi separo da questa realtà, quanto più riesco ad immedesimarmi e a vivere in quella creata da altri. Questa non è una forma di "rigetto" verso una realtà poco soddisfacente; è un modo per renderla più intensa, per vivere più vite in una!
Grazie anche al contributo di numerosi amici con cui ho avuto modo di dibattere in rete, sono giunto alla conclusione che la scientificità e la razionalità non contrastano con il Fantasy e con quel pizzico di magia che la circonda; al contrario, la razionalità è non solo elemento nobilitante con cui il Fantasy stesso acquista prestigio e pertinenza, ma ne è l'elemento fondante, senza il quale le opere fantastiche non avrebbero modo di essere. Senza il ragionamento di scrittori e registi in grado di interpretare l'immaginario collettivo o individuale, i libri e i film non sarebbero mai stati "partoriti" dalla mente dell'uomo. Cos'è un opera, di qualsivoglia genere, se non il prodotto di un'umana ragione?
E' necessario notare che i temi su cui vengono intessute le avventure, ricalcano e radicalizzano, in definitiva, la realtà di tutti i giorni e le verità universali: il risveglio delle più ataviche paure, la ricerca della giustizia, della bontà, della libertà, in conclusione, rappresentano l'eterna lotta tra il bene e il male che permea e attraversa la storia dell'intera umanità.
L'apparente divergenza consiste nel diverso esito che le storie fantastiche hanno, rispetto a come effettivamente vanno le cose: la conclusione dei libri o dei film, per la loro natura intrinsecamente umana, rispecchia ciò che l'uomo stesso nella sua globalità desidera, ben sapendo che non appena aprirà un giornale o accenderà la TV, il tessuto delle sue idee si sfalderà.
E' proprio qui che si evidenzia il fine, fondamentale sebbene nascosto, della fantasia. Come un sogno premonitore questa ha, a parer mio, l'importante ruolo di infondere speranza e fiducia nell'uomo stesso e, quindi, nel suo domani; è una metafora, una litote, che serve a comprendere come la realtà propriamente detta, dovrebbe essere, tramite la negazione di ciò che è.
Rappresenta, per concludere, una sorta di segnale stradale al centro di un deserto senza confini, che tuttavia, solo chi sa leggere tra le righe potrà interpretare.
Tramite il fantastico la mente umana indica a se stessa la strada; ma ciò che sta alla fine di questa, solo il tempo potrà dirlo.
Trentadue Mirko
Gaheriet of Camelot
81° deI FeSTosi
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