Beowulf, leroe germanico e Tolkien
di David Murray
La domanda che sorge immediatamente è: "perché Beowulf" Perché non uno dei tanti altri eroi germanici come Teodorico, Odoacre, Hengest e Finn (personaggi storici); o Ildebrando, figura leggendaria come daltronde leroe per eccellenza Sigfrido?
Per due ragioni: la prima perché corrisponde punto per punto alleroe ideale germanico; la seconda, perché il poema Beowulf è stato per Tolkien linfluenza nordica più importante, specialmente, come ho illustrato in altre occasioni, ne "Lo Hobbit".
Per quanto riguarda una conoscenza profonda del poema epico Beowulf, la situazione è senzaltro diversa. Forse a qualcuno di voi, come a me del resto, sarà venuta la voglia di vedere questo capolavoro di quattordici secoli fa riprodotto sullo schermo, credendo di poter capire, attraverso questo medium, la trama, la poesia la grandezza epica, la catarsi tragica in un mondo puro, anni luce al di sopra della nostra mediocrità e meschinità quotidiana Beowulf è, infatti, questo! Invece, abbiamo visto non una pellicola di serie "B" magari! ma una pellicola di una serie dimenticata, di borgata. In poche parole, negri che inforcano occhiali da vista in una regione dellantica Scandinavia ed unilluminazione a metano nellanno 700 d.C. squalificano a priori il film con C. Lambert da qualsiasi considerazione seria.
Perciò cercherò di illustrare brevemente i punti salienti del Beowulf. Per prima cosa, dobbiamo ricordare che il poema era in origine orale. Siamo in un mondo senza televisione, senza video e, grazie agli dei del Valhalla, senza telefonini! Il divertimento serale consisteva nellascoltare la musica dellarpa e il canto. Il bardo di corte cantava le vecchie storie, le leggende pure degli eroi del passato, vicino e lontano chi non ricorda la "Ballata di Frodo dalle nove dita"? La popolarità dei canti del bardo non era limitata allambito di corte e allaristocrazia, ma arrivava anche ai monaci nei loro monasteri. Infatti, i monaci venivano rimproverati a causa della loro passione per i racconti profani; un po come se oggi "Lispettore Derrick" e le telenovele togliessero tempo alle preghiere e alla meditazione dei religiosi!
Il bardo cominciava la sua performance con il grido: "Hwæt!" per richiamare lattenzione del pubblico, cosi come lo stesso prof. Tolkien usava fare entrando nella sua aula universitaria per dare inizio alla lezione! Il poema inizia con la storia di Scyld, il fondatore della dinastia Scylding dei Danesi. Ancora in fasce, arrivò da solo attraverso il mare per diventare poi un re potente, glorioso protettore del suo popolo adottivo; tutto ciò ricorda la storia di Mosè. Alla sua morte viene riconsegnato alle onde, per andare chissà dove; il poeta commenta infatti, che nemmeno i saggi in consiglio sanno dire chi riceverà il re morto. Cè qui unallusione alla visione anglosassone della vita raccontata dal Venerabile Beda:
"La vita delluomo sulla terra fa venire in mente il volo veloce del passero solitario attraverso la sala del banchetto in un giorno dinverno in mezzo cè un piacevole fuoco acceso per riscaldare la sala; fuori, la pioggia invernale o la neve batte forte. Questo passerotto vola rapidamente attraverso una delle porte fin dentro la sala ed esce dallaltra parte. Mentre è allinterno si trova al riparo dalle intemperie invernali; ma, dopo pochi momenti di conforto, svanisce nel freddo inverno dal quale era venuto. Proprio cosi luomo appare sulla terra per un breve periodo; ma ciò che è avvenuto prima di questa vita oppure in quella che seguirà non lo sappiamo".
Cè da ricordare sempre che ci troviamo in un mondo fondamentalmente pagano, appena scalfito dal cristianesimo. Lazione del poema si svolge durante il regno di Hroðgar, un discendente di Scyld. E Hroðgar costruisce un palazzo magnifico, chiamato Heorot che significa Cervo, un animale sacro nel mondo nordico. Heorot: la meraviglia del mondo scandinavo, una delle meraviglie del mondo, come il Taji Mahal o i giardini pensili di Babilonia. La luce e lallegria di Heorot durarono ben poco perché un mostro, Grendel, della razza di Caino, un essere che non sopporta né la luce né i suoni gioiosi pensate ai cattivi tolkieniani: gli orchi, Gollum, i Troll Shelob - corroso dallodio per la vita bella giunge di notte, tra le nebbie, come dice il poeta del Beowulf, " indossava lira di Dio "; entra a Heorot per uccidere e mangiare trenta guerrieri danesi. Non cè rimedio contro la sua malvagità e continua per 12 anni a terrorizzare il popolo danese e ad impadronirsi di Heorot, quindi del bello, del sacro, del mondo della luce e del bene (il Paradiso terrestre, letà delloro della nostra innocenza).
Ma ecco che giunge a Heorot il giovane guerriero dei Geati, Beowulf, pronto ad affrontare il mostro e a riportare la bontà e la luce a palazzo. È accompagnato da un seguito di quattordici compagni, ma lui, Beowulf, è sempre descritto come il capo, un guerriero dallaspetto nobile e forte. La festa che segue larrivo di Beowulf e la speranza di porre fine alla piaga di Grendel sono turbate dal consigliere Unferð che cerca di ridicolizzare Beowulf, il quale, per tutta risposta, sottolinea le proprie virtù e fa tacere Unferð con laccusa non respinta dallaccusato di fratricidio. Beowulf ribadisce la propria determinazione ad uccidere Grendel, o a morire nel tentativo di farlo. Per di più, affronterà il mostro senza armi, soltanto facendo uso della sua enorme forza fisica, pari a quella di trenta uomini. Con il calare della notte, i danesi lasciano la sala dorata a Beowulf e ai suoi Geati. Tutti dormono fuorché Beowulf che, preso dai brividi di battaglia, rimane di guardia. Veloce e malefico arriva Grendel e divora un guerriero addormentato piedi, mani e tutto il resto prima di attaccare Beowulf, il quale lo afferra con una sola mano, ma con tale forza che, per la prima volta nella sua vita, il mostro conosce la paura. Cerca di liberarsi, ma la potenza del nostro eroe è tale che Grendel, per sfuggirne la stretta mortale scappa lasciando nelle mani del guerriero geata la sua mano e il braccio, essendosi i muscoli e tendini strappati dalla spalla. Grendel fugge nella notte, scappando incontro ad una morte sicura.
Grandi sono i festeggiamenti nella sala dorata di Heorot, dove il braccio di Grendel pende dalle travi del soffitto, testimonianza della sua distruzione, della fine dellincubo e della forza delleroe, Beowulf. Regali preziosi vengono dati da Hroðgar e dalla sua regina al nostro e alla sua compagnia e questi lasciano la sala per andarsi a riposare. Sono tutti contenti, ma nella notte, nel buio manicheo dove il male sta sempre in agguato, talvolta sconfitto, ma mai distrutto (ricordate: "Io sono Gandalf, Gandalf il bianco, ma il nero è sempre più forte!"), arriva la madre di Grendel, creatura ricolma di odio e desiderio di vendetta (ma pur sempre una mamma!). Ella prende nel sonno un nobile danese e, fuggendo, lo divora lasciandone solo la testa sulla riva della sua tana, una remota caverna, giù sotto le acque paludose infestate da mostri marini. Beowulf solo si tuffa dentro il lago e, dopo parecchie ore, giunge alla caverna di Grendel. Soltanto la sua ricca cotta di maglia lo salva dalla furia della madre del mostro, e la scoperta di una spada antica, frutto del lavoro dei giganti, appesa alle pareti della caverna, gli consentirà la vittoria, perché essa ha il potere di spezzare gli incantesimi che proteggono il mostro.
Beowulf torna in superficie con la testa di Grendel come trofeo e trova soltanto i suoi compagni geati perché i danesi, sfiduciati, avevano già abbandonato il lugubre luogo. Heorot torna ad essere una sala di festa; Beowulf racconta la sua impresa e, carico di doni, parte per la sua patria, ma non prima di aver regalato una spada preziosa al gurdacoste che ha badato alla sua nave in riva al mare. Tornato in patria con i suoi compagni, offre i regali ricevuti dai danesi al suo re Hygelac, in cambio, il sovrano gli presenta la sua ricca eredità. Indi Beowulf racconta di nuovo le sue eroiche imprese contro i mostri.
Passano gli anni e Hygelac muore in battaglia. Beowulf rifiuta la corona offertagli dalla regina vedova e diventa protettore di suo figlio, il giovane erede legittimo al trono. Morto anche lui in battaglia il nostro diventa re, un sovrano forte e coraggioso, amato protettore del suo popolo; finché, dopo cinquantanni di pace, un drago infuriato a causa del furto di una coppa doro dal suo giaciglio, proprio come Smaug (fig. 6) comincerà a terrorizzare il regno, piombandovi sopra, anche lui di notte, per bruciare case e castelli.

Figura 6: Smaug il drago. Maria Distefano 1998
Beowulf con undici compagni viene condotto dal ladro della coppa alla tana del drago dove leroe, completo di spada, cotta di maglia e scudo di ferro (attenzione non di legno!), affronterà da solo lultimo e più temibile dei suoi avversari. Il drago ferisce mortalmente Beowulf, ma, a sua volta, muore sotto i colpi di Wiglaf, ultimo parente di Beowulf e lunico, fra gli undici compagni del nostro, a ricordarsi dei regali ricevuti dal re, ori e armi preziose, e a ricordarsi anche del giuramento di lealtà e di vicendevole aiuto, pronunciato nella sala dellidromele.
Beowulf, moribondo, ricorda la sua vita e le proprie imprese e virtù. E, ormai allo stremo, dice di morire non solo per il suo popolo, non solo per regalare alla sua gente i tesori del drago, ma soprattutto per la gloria, per la fama delle sue imprese eroiche che vivranno per sempre, regalandogli limmortalità. Leroe germanico dunque segue degli ideali nella sua vita e le sue qualità e virtù gli consentono di camminare lungo la giusta via che lo porterà alla morte gloriosa, senza macchia e senza paura. Non è però indenne da vizi e meschinità, che però farà di tutto per evitare lungo il periglioso cammino.
Le qualità principali delleroe sono: la lealtà verso i suoi familiari, legati a lui con vincoli di sangue; la lealtà verso il suo principe al quale ha giurato fedeltà: questo giuramento fa parte di ciò che Tacito chiama "comitatus" in base al quale viene stipulato un patto tra i guerrieri e il loro capo/principe/re, il quale esige da loro assoluta fedeltà in cambio di protezione e beni di ogni genere, in particolare armi ed armature, oltre a doni preziosi. Loro in forma di anelli e di collari era il regalo che veniva fatto più di frequente ed infatti il principe, fra gli altri epiteti, viene anche definito "il donatore di anelli". In questo tipo di associazione cavalleresca la lealtà del comitatus viene sempre ripagata dal principe con la lealtà verso il suo seguito; egli è sempre il primo ad affrontare il pericolo e deve dimostrarsi sempre più audace e più forte dei suoi soldati.
Il secondo ideale delleroe germanico è la gloria, la fama da conquistare anche a costo della vita. La morte viene accettata dalleroe per quello che è: la fine inevitabile dei nostri giorni, una cosa naturale che non desta paura. Tolkien parla ne "Il Silmarillion" della morte come un dono che Illuvatar ha fatto agli uomini e Shakespeare dice: "ciascuno al Signore deve una morte e colui che la paga questanno è liberato per il prossimo". Lunica paura è quella di morire di una morte indegna o, peggio ancora, concludere senza alcuna gloria una vita indegna.
Lunica immortalità sta nel ricordo, nel ricordo che lasciamo di noi, del nostro nome. Quando i vermi e gli anni ci avranno trasformati in polvere, le nostre ricchezze disperse e sperperate dai nostri eredi, rimarrà soltanto il ricordo del nome. Leroe di Arthur Miller, Eddie Carbone, ne "Uno sguardo dal ponte", desidera che gli venga ridato il suo nome di uomo onesto, leale. Se posso parafrasare il Vangelo di Matteo: "Quale vantaggio infatti avrà luomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà il proprio nome?". Questo è anche latteggiamento delleroe germanico. La sua vita è dedica ad accrescere la fama attorno al proprio nome.
Tra i vizi che leroe deve evitare cè, logicamente, la slealtà sotto ogni aspetto. Abbandonare il Principe sul campo di battaglia è una macchia nera di vergogna, tanto che il colpevole può essere ostracizzato. Addirittura, nella realtà storica de La Battaglia di Maldon, i guerrieri continuano a combattere attorno al cadavere del loro principe, consapevoli della sconfitta e della morte inevitabile ed anche perfettamente scienti di trovarsi in questa situazione per colpa del loro signore e della sua brama esagerata di fama e di gloria.
Infame è anche chi ammazza i propri parenti; "è della razza di Caino". Linfamia per questo tipo di delitto è tale che nel Beowulf leroe fa zittire il suo invidioso denigratore, Unferð, quando afferma che aver ucciso i propri fratelli lo consegnerà alle fiamme dellinferno.
Lultimo vizio che viene considerato indegno di un uomo, e ancor meno di un eroe, è quello dellavarizia. Accumulare delle ricchezze, dei tesori, degli ori, è per il principe cosa degna di lode, ma solo in quanto tutto ciò servirà per il bene della propria gente. Il drago che giace sopra un cumulo di tesori, non è soltanto una creatura maligna in sé e per sé, ma lo è ancor di più perché tiene solo per se le ricchezze di un popolo e quanti draghi ci sono nella società odierna! La generosità nel distribuire anelli, collane doro, spade con elsa decorata in oro, lo scambio di regali preziosi, è la risposta delleroe al peccato dellavarizia.
Beowulf: leroe senza macchia e senza paura senza macchia si, ma senza paura no! Il coraggio senza paura non è coraggio, è solo lincoscienza, lignoranza del pericolo che incombe. Ma il nostro è ben consapevole del pericolo e, quando si tuffa nellacquitrino dei Grendel, madre e figlio mostri, lascia un testamento verbale al re danese Hroðgar. La lealtà di Beowulf verso i suoi familiari diretti non trova riscontro nel poema, ma il nostro è leale sempre verso chi per lui è stato come una famiglia. Al re danese dimostra laffetto di un figlio e verrà corrisposto con regali preziosi.
Beowulf ha conquistato degli ori, ma questi verranno poi regalati dalleroe che tiene ben poco alle cose effimere. Regalerà tanti di quei doni al suo re e alla sua regina, dimostrando la sua fedeltà ed assoluta affidabilità.
La fedeltà verso il suo re, anche una volta morto, richiama in parte La battaglia di Maldon. Ma qui il giuramento è riferito anche al figlio erede..
In tutto il poema di Beowulf ci sono esempi di zii che usurpano il trono eliminando gli eredi ancora giovani; anche Unferð aveva agito cosi. Invece Beowulf difende il figlio del suo principe, protettore del popolo, amico, signore della gente, donatore di anelli. La gloria non è una corona in testa, ma la consapevolezza del proprio valore.
Beowulf non ha parenti, nemmeno membri della propria tribù, fuorché Wiglaf che incontriamo soltanto alla fine del poema. Ma la lealtà verso il suo re Hygelac viene più volte dimostrata, specialmente con il rifiuto sia del trono sia della regina Hygd alla morte di Hygelac.
Beowulf è, perciò, suddito e comes per eccellenza. Ma anche come condottiero, capo della sua scorta composta di quattordici guerrieri, dimostra di possedere tutte le qualità delleroe. Perché è lui da solo ad affrontare Grendel con la sua forza fisica; è lui che da solo si tuffa nelle torbide acque per uccidere la madre di Grendel; ed è lui che lascia in disparte i suoi uomini per combattere da solo contro il drago. In questultima sfida con la morte, leroe ha però bisogno dellaiuto del suo comitatus; il drago è un avversario troppo forte per lanziano re. Ma soltanto un guerriero gli verrà in aiuto, Wiglaf, il quale cerca di esortare i compagni ad intervenire al suo fianco contro il drago, ricordando loro i giuramenti fatti, i regali ricevuti e la fiducia che Beowulf ha riposto in loro. Gli altri, però, rimangono nascosti nel bosco. Wiglaf è anche lultimo della tribù di Beowulf; esiste una parentela e, per quanto sia bella lidea del comitatus, il poeta ci fa capire che il legame di sangue è più forte di qualunque giuramento.
Morto il drago, vediamo non soltanto il disprezzo con il quale i dieci guerrieri vigliacchi vengono trattati, ma a loro e alle loro famiglie verranno tolti i diritti civili e le proprietà. Dice Wiglaf al verso 2890: " è meglio la morte per un nobile di nascita, che la vergogna!".
Leroe germanico non è modesto: si vanta spesso e volentieri di ciò che ha fatto e di ciò che farà. Beowulf non si stanca mai di raccontare delle sue imprese contro Grendel ed anche moribondo, avvelenato dal drago, riuscirà ad autocelebrarsi, rammentando a Wiglaf le sue prodezze giovanili. Ma, come ne "La battaglia di Maldon", la brama di gloria porta leroe alla morte, e non soltanto. A Maldon tutti moriranno perché il principe cerca soprattutto la gloria. Beowulf muore perché vuole da solo affrontare il drago, desidera che tutta la gloria sia sua.
Di nuovo Wiglaf commenta: "Spesso a molti nobili tocca per colpa di uno patire grandi pene". Beowulf muore per la sua gloria personale, lasciando il suo regno e il suo popolo in balìa delle forze ostili. Però leroe non viene biasimato per la sua scelta, il destino (il weird anglosassone) delleroe è questo: la fama e la gloria sono il diritto, quasi lobbligo, delleroe, valori al di sopra della quotidianità dei semplici mortali: "Si è attenuto al suo destino".
Come ho già detto, i due vizi più dequalificanti per un eroe sono: luccisione di parenti e lavarizia. Il fratricida è un essere deplorevole. Già Grendel viene descritto come della "razza di Caino". Ed il poema parla spesso dellassassinio di parenti per guadagnare una posizione, usurpare un trono. Lorrore che lAmleto shakespeariano sente verso lo zio, non è, dovuto al fatto che questi sia un usurpatore, ma al suo delitto: egli è infatti un fratricida. Nel Beowulf, Unferð è un fratricida, ma consigliere fidato presso la corte danese, non sappiamo cosa abbia guadagnato uccidendo i suoi parenti, ma qualunque sia stato il suo tornaconto, ora è un uomo rispettabile, accettato dalla sua società. Pensando al nostro mondo di oggi, vediamo come tanti ex terroristi sono diventati rispettabili borghesi e perfino Capi di Stato, ben accolti da coloro che non hanno dovuto uccidere per il potere. Dunque Unferð è rispettabile, ma non è un eroe. Beowulf, infatti, nellultimo discorso prima di morire, include tra le proprie virtù il fatto che: " non potrà rinfacciarmi il Re degli uomini lassassinio dei miei parenti, quando dal sen mi fuggirà lo spirito" (vv. 2741-2).
Lavarizia, come dice un personaggio nei "Canterbury Tales" di Chaucer, radix malorum est cupiditas, e questo difetto è ben lungi dalleroe germanico. Leroe non disprezza la ricchezza, ma così come vede la morte in modo realistico, vede anche gli ori ed i gioielli, accettabili per quello che sono: mezzi per far felici e per premiare i suoi seguaci ed il suo popolo. Nella caverna di Grendel ci sono molti oggetti preziosi, ma Beowulf porta via soltanto due cose: lelsa della spada con la quale ha ucciso la madre di Grendel e la testa del mostro Grendel. In questoccasione, così come in altre, leroe non cerca gli effimeri tesori, ma la gloria, la fama per accrescere il suo nome. Loro lo può regalare, perdere; loro può essergli rubato, sottratto, ma la gloria mai, è immortale! In questo mondo pagano, cè una qualità spirituale nellidea della gloria. Se il contesto fosse cristiano, si potrebbe affermare che leroe vuole accumulare dei tesori in cielo, non in terra.
Il giaciglio, lenorme massa di ori e preziosi sul quale il drago di Beowulf, come la nostra vecchia conoscenza Smaug (fig. 7), dorme nella sua cupidigia oziosa è anche apportatore di male e di morte.
Il tesoro che Beowulf strappa al drago è, infatti, maledetto e chi lo disturberà, finirà allinferno in eterno. Ma questa maledizione non toccherà a Beowulf, il drago è già una creatura infernale, e il servo che ha rubato la coppa risvegliando lira del drago, non ha molta speranza di felicità né in questo mondo né nel prossimo. Mentre Beowulf ha voluto il tesoro non per sé. Ma per il suo popolo. Infatti ringrazia Dio: " che io abbia potuto per il mio popolo, prima del giorno della mia morte fare tale conquista!". Lultimo punto da considerare fa parte della religione/filosofia del mondo germanico; noi tutti siamo alla mercé del fato, del destino, il weird. Nessuno può sfuggire alla legge inesorabile di ciò che è stato preordinato. Anche in questa credenza risiede lessenza dellatteggiamento delleroe dinnanzi al pericolo, cioè: "se mi tocca di morire, morirò. Se no, no!", nonostante lo stormo di spade, frecce, lance nella mischia della battaglia.

Figura 7: Cuore rosso. Diego Martinelli 2000
Le parole del nostro eroe Beowulf, con il loro stoicismo e pacata accettazione di ciò che esiste nelleternità, possono concludere il mio intervento: "Il fato ha spazzato via tutti i miei parenti per i disegni del destino, i coraggiosi cavalieri; e a me tocca seguirli". (fig. 8)

Figura 8: Morannon. Alberto Vigolo 2000