Il desiderio d'immortalità: redenzione in
un' era di caos
di Alexander Choat
Tolkien ha detto de Il Signore degli Anelli che il suo vero tema era "morte e immortalità; il mistero dell'amore per il mondo nei cuori di una razza condannata a scomparire da esso e apparentemente a perderlo"1.
In una lettera scritta a Herbert Schirro (17 Novembre 1957) Tolkien sviluppa e reitera questo punto: "La storia non tratta veramente del potere e della sovranità, questi mettono soltanto in moto l'ingranaggio; tratta della morte e del desiderio d'immortalità"2.
Per immortalità non si intende il desiderio dell'individuo di vivere in eterno ma qualcosa di più complesso, per capire cosa Tolkien voglia dire quando parla di desiderio di immortalità e come questo entri in relazione con il cuore degli hobbit (e dell'alleanza occidentale) dobbiamo prima di tutto considerare quelle forze che Sauron e Saruman rappresentano.
Fondamentalmente Sauron rappresenta il Male in una storia apparentemente semplice, di lotta tra Bene e Male, ma sarebbe più adatta la definizione di Patrick Curry3 secondo il quale Sauron rappresenta il totalitarismo mentre Saruman/Sharkey incarna la minaccia più concreta della globalizzazione economica. Patrick Curry paragona quello che egli definisce "modernità"4 alla globalizzazione economica rappresentata dalle azioni di Saruman/Sharkey. Al di là dell'antagonismo fra Bene e Male, tra totalità e individualismo, al di là della minaccia di Sauron, giace la minaccia più profonda contro la Natura, la Comunità e lo Spirito. La Vita e la Natura diventano comodità come gli agenti della globalizzazione economica. I beni terreni si sostituiscono alla salute dello Spirito.
Il Curry identifica questa globalizzazione economica come opposta a quei valori che si trovano nel cuore della Contea, vale a dire la Natura, la Comunità e lo Spirito.
Sauron e Saruman agiscono secondo un tropismo distruttivo, una visione del mondo newtoniana che teorizza una produttività che si sviluppa all'infinito come l'inevitabile risultato della macchina sociale. In realtà la conseguenza di questo approccio meccanico non è altro, nel Signore degli anelli, che caos e "heat death".
Tolkien illustra perfettamente questa realtà attraverso lo sfruttamento della "contea" da parte di Saruman; la Natura è sfruttata fino al punto di divenire incapace di rigenerarsi. La Comunità è frantumata e gli amici e la famiglia si mettono l'uno contro l'altro, gli interessi prendono il posto della spiritualità.
Per gli Hobbit, con il loro stupore infantile per il mondo che li circonda, con la loro gioia di vivere insieme ad altre razze, il loro amore per la Comunità e il senso della famiglia e della spiritualità, questo sfruttamento è la morte.
Solo il ritorno ai loro valori fondamentali dell'amore per la Natura, del rispetto per la comunità e la coscienza di una dimensione spirituale, sono capaci di ristabilire quel senso d'immortalità che Tolkien ha visto come centrale. L'immortalità è implicita nell'amore per la Natura e nell'allevare i bambini. Entrambi rappresentano un viaggio interiore che è la sola avventura vera. Questi valori che Tolkien considera più cari, si possono rintracciare in fonti ben identificabili: dalla letteratura anglosassone viene l'importanza della comunità e della lealtà, mentre dalle "fiabe" deriva la moralità inerente e non allegorica, l'amore per la natura e il piacere totale di vivere in comune con altre cose viventi; dall'essere cattolico deriva la sua ossessione con lo spirito, la salvezza e la redenzione. Quando confrontiamo il modo di scrivere di Tolkien con quello di uno scrittore americano il valore delle sue fonti diviene chiaro.
L'America è "definita" dalla creazione cosciente del mito della rigenerazione attraverso la violenza5. Trovandosi di fronte a una "territorio selvaggio" che percepisce come ostile, il colonizzatore americano si prepara a domare o "civilizzare" questo paradiso terrestre. Gli americani hanno preso parte in quel che Nathanial West ha descritto come "un'orgia di spaccapietre"6. Hanno ammucchiato le ossa dei bufali e degli indiani, lungo i detriti dell'industrializzazione di massa, seguendo un'etica protestante incontrollata. Così, quando è apparso evidente che questo era un patogeno distruttivo gli americani si sono scoperti privi di una mitologia naturale a cui fare riferimento. I loro scrittori hanno risposto producendo romanzi apocalittici che vedono come unica soluzione l'accettazione della marcia verso "heat-death" e caos.
Da Fitzgerald a Hemingway, da Vollman a Pynchon, gli scrittori americani sono stati incapaci di offrire ciò che Tolkien ha dato al suo pubblico: una sostenibile alternativa alla globalizzazione economica. Diversamente dagli scrittori del Sud America, questa alternativa non è basata sul misticismo, che risiede nel cuore del magico realismo. La risposta di Tolkien è allo stesso tempo dettagliata e specifica. Inoltre a differenza dall'epica della scienza sponsorizzata dallo stato, Tolkien non fa promesse incredibili e specificamente indugia sul sacrificio richiesto da qualsiasi vittoria. Al centro di questo sacrificio vi è l'inevitabile disintegrarsi di tutto ciò che era stato sostenuto dagli Anelli. Rimuovere "l'incantesimo delle fate" significherà la fine di Lothlorien, di Galadriel e molto di ciò che è buono nel mondo, sarà il necessario sacrificio per pervenire alla redenzione della terra. Naturalmente la magia degli anelli s'identifica con la scienza e la tecnologia ed è parte di ciò che Curry descrive come la modernità.
Il Signore degli Anelli può vedersi come testo radicalmente ecologico. E' interessante in questo contesto considerare che Tolkien ha creato gli Hobbit sulla base di una specifica comunità che non esiste più, vale a dire "un villaggio del Warwickshire intorno al 1897". Così egli crea una comunità fittizia che instilla naturalmente un senso di nostalgia per una vita che è scomparsa per sempre.
Nel fare ciò egli denuncia l'immediatezza della minaccia della globalizzazione economica mentre allo stesso tempo suggerisce che una soluzione sta nel passato.
Tolkien usa anche questo idillio pastorale come specchio da tenere di fronte per il presente. In questo modo mette in evidenza l'abisso che esiste tra il deterioramento della qualità della vita moderna, il suo senso di alienazione e disperazione, e un'idillica esistenza nella comunità sorretta da mutuo rispetto.
Anche Tom Bombadil rappresenta il passato, Tolkien afferma che egli personifica lo spirito della campagna inglese che va scomparendo. Questi è un personaggio problematico che personifica un anarchismo pagano e una peculiare insularità inglese.
Tom Bombadil è un pacifista che si considera al di là delle leggi delle due parti in guerra. Se l'alleanza non fosse stata pronta a combattere e a morire, Bombadil sarebbe divenuto semplicemente un soggetto del "Dark Lord". Il fatto che non voglia sacrificarsi per il bene della comunità significa che egli in fine non sarà redento. Se il mondo vivesse come Bombadil sarebbe un paradiso terrestre, ma dal momento che egli è l'unico può sembrare un anacronismo pericoloso anche se attraente.
Per tornare all'amore di Tolkien per un mondo che si è destinati a perdere, gli hobbit sembrano articolare questo amore attraverso la loro volontà di sacrificarsi o morire perché senza il loro sacrificio Mordor (fig. 9) s'impadronirà del mondo che essi amano. Essi insieme ad Aragorn, i nani, gli elfi e persino gli ents, sono disposti al sacrificio non perché vogliano diventare martiri e ancora meno perché sono stanchi di vivere (amano la vita con stupore infantile e passione da adulti) ma perché amano la Natura e la Comunità più di quanto amino se stessi. Questa è la qualità che separa Aragorn da Sauron, perciò, quando la Sovranità di Aragorn è ristabilita, le orde di Mordor sconfitte, e l'anello distrutto tutto ciò rappresenta la vittoria della regalità sulla tirannia.

Figura 9: Lesercito di Morannon. Alberto Vigolo 2000
Qual'è dunque la struttura di questo nuovo mondo? L'importanza del lavoratore e della comunità emerge attraverso la lunga vita di Sam, ma Il Signore degli Anelli non è un peana al comunismo. L'ordine sociale è ancora gerarchico e ancora più specifico nella sua struttura, una struttura che è peculiarmente pertinente data la nostra situazione di oggi, con le parole di Tolkien:
"La storia raggiunge la sua conclusione in tal modo che somiglia più alla restaurazione di un Sacro Romano Impero con sede a Roma che a qualunque altra cosa creata da un Nordico." (fig. 10)
Note

Figura 10: Rivendell. Ted Nasmith