Che fine avrà fatto?
di Daniele Ercoli

Che fine avrà fatto? No, non può essere morto! È inconcepibile! Eppure tutti lo stavano pensando: si vede che non hanno ancora capito l’importanza delle vecchie profezie. E già, ripetevano che fosse da annoverare tra i morti. È vero che durante la prima spedizione non è stato ritrovato, ma, diamine!, questo non vuol dire nulla! Che ore sono? Il sole è già sorto da un po’… saranno già passate una o due ore da quando ho mandato quell’uomo. Certo oggi è una giornata gelida! Spero solo che la limpidezza di questa mattina lo possano aiutare! Oltretutto gli ho promesso che gliel’avrei portato… sarebbe un peccato se non riuscissimo a trovarlo in tempo.

E se avessero ragione loro? Se fosse morto veramente? Di certo con gli Orchi non si scherza… Avrei dovuto sorvegliarlo di più! Ma qual è il limite? La mia situazione è troppo intricata! Sono come un padre che deve insegnare a suo figlio a nuotare: se lo sostiene troppo, questi si abituerà male e non imparerà mai a cavarsela; se lo lascia andare troppo presto c’è il rischio che affoghi. Ma qual è il limite? Pensavo di aver trovato il giusto compromesso, ma forse mi sono sbagliato… Eppure sono stato con lui per tre o quattro mesi, giusto il tempo per fargli capire che poteva cavarsela benissimo da solo. E ci ho creduto! Le notizie che mi sono arrivate mi confermavano che avevo scelto il tempo migliore per partire. D’altronde non avrei mai potuto rimandare l’altro impegno! Ma forse l’ho cacciato in un vortice troppo grande e forte per lui, in cui non avrei dovuto allentare la vigilanza. È stato quando l’ho visto nel nostro accampamento che ho capito che è più in gamba di quanto chiunque possa credere. "È"? O piuttosto "era"?

No! Devo allontanare questi cattivi pensieri! Come posso dubitare delle vecchie profezie? Proprio io? Io che contribuisco a farle avverare! Io che so ciò che deve essere fatto! Come ho potuto credere che dietro tutto quello che è successo non ci sia un Disegno? No, devo recuperare un attimo di lucidità, mi sono fatto trascinare dai timori di questi mortali disfattisti! Si sono pure permessi di contrariarmi! Ma guarda un po’! Ed io che gli stavo per dare retta! Ah, Nienna, grazie per avermi aperto gli occhi! Il cordoglio ed il timore non possono trasformarsi in di-sperazione, specialmente in me! Mi chiedo solo come la mia mente possa essere stata attraversata da simili pensieri. Se fossero veritieri, questo significherebbe che tutti i miei sforzi sono stati vani; senza parlare dei suoi, povera piccola creatura! Adesso devo solo aiutare il coordinamento delle ricerche, perché DEVE essere da qualche parte!

Ahi! Se solo non avessi questa ferita al braccio! È un peccato che io che curo e rinfranco gli animi, non sappia curare altrettanto bene il corpo! Perlomeno è un fatto bizzarro: l’uomo è costituito da un’unità nelle sue parti. Corpo, anima, spirito o come diavolo lo si vuole chiamare, in fondo non sono solo che facce di una stessa medaglia. E non si può neanche pensare di distinguere in due enti separati le facce di una medaglia! Sta di fatto che il braccio duole. Gli Orchi si sono fatti più pericolosi col passare del tempo. L’odio infuso in loro si è materializzato in forme sempre nuove, crudeli e terribili, la loro temerarietà è arrivata a livelli inimmaginabili. Non avrei mai creduto che un semplice orco, anche se grande e grosso come quello, sarebbe mai riuscito a colpire ME! Di certo, grande e pasciuto com’era, deve essere stato un Orco delle Montagne. Solo loro, nonostante le dimensioni, sanno conservare un’agilità sorprendente. Forse ho fatto male ad incenerirlo sul colpo, si meritava qualcosa di più atroce, ma anche allora mi è stato difficile recuperare il buonsenso. Ad ogni modo quello non è stato un errore, l’importante è avergli dato una punizione esemplare. Errore potrebbe essere il non trovare adesso quello verso cui dovrei dirigere tutti i miei sforzi.

Allora, vecchio mio, senza divagare adesso pensa a dove l’hai visto per l’ultima volta… Vediamo. Fu mentre io stavo immerso in profonde meditazioni per quei giochi pirotecnici (a proposito: riescono proprio bene con la carne orchesca!): fu proprio allora che tra gli Elfi si sentì la sua voce squillare alta e chiara. Dopo quell’urlo non mi sembra di averlo più visto dopo… No, non l’ho più visto. E nemmeno udito. Ma se lui fosse stato cosciente di ciò che accadeva, avrebbe visto che la Battaglia era finita! Che fine avrà fatto?

Chi è quell’uomo sulla Montagna? Ma non è quello che io avevo mandato? Già di ritorno? E con un bambino, per giunta! No! Non è un bambino! Che io sia dannato se quello non è Bilbo Baggins della Contea! Sia ringraziato il Cielo!

Quando Gandalf vide Bilbo, ne fu felicissimo. "Baggins!" esclamò. "Ed io che non ci speravo quasi più! Sei vivo dopotutto: come sono contento! Cominciavo a chiedermi se perfino la tua fortuna non fosse bastata a salvarti! Che cosa terribile: per un pelo non è stato un disastro completo. Ma le altre notizie possono aspettare. Vieni!" disse più gravemente. "Qualcuno vuole vederti", e facendogli strada accompagnò lo hobbit dentro una tenda…

 

Nota dell’autore
Il racconto è stato ispirato da un paragrafo di "Lo Hobbit" che viene riportato alla fine. È ovviamente un racconto sperimentale, in cui la tecnica narrativa utilizzata non è di quelle usate dal nostro Autore, ma secondo me più congeniale a riportare quello che avevo in mente. È ovviamente un Gandalf molto diverso dal pacato e misterioso stregone de "Lo Hobbit", è un Gandalf profondo e consapevole, qui proposto in una veste insolita, quella di chi dubita della realtà, con la sua mente percossa dal fremito del dubbio scettico. O per lo meno è quello che volevo ottenere!

P.S.: Spero che C. Péguy mi perdonerà l’utilizzo del suo paragone nel secondo paragrafo!