Sulla regalità in ISDA
On Sun, 18 Mar 2001 09:54:43 GMT, ziegelmacher@TRACI_LORDStin.it
(Fritz Tegularius) wrote:
>La regalita' e' presentata in ISdA in un duplice modo:
>1) salda e gloriosa nel mondo elfico (il primato di Elrond a
Imladris,
>di Galadriel in Lothlorien e di Cirdan nei Porti Grigi e'
percepito
>dal lettore come un dato di fatto tanto naturale da essere
del tutto
>indiscutibile - nel senso che, nell'ambito del romanzo, non
e' ne'
>discusso ne' messo in discussione),
>2) debole o addirittura assente nel mondo umano, sia da un
punto di
>vista statico (in relazione cioe' al quadro che l'autore ci
presenta:
>il re di Rohan e' vittima di un pessimo consigliere, ed e'
divenuto
>debole e pauroso; quello di Gondor e' addirittura assente),
sia da un
Secondo me trascuri un fatto importante: gli uomini sono per loro natura soggetti a variazioni e cambiamenti molto piu' degli elfi, i quali sono per natura immortali. Piu' di una volta da parte di personaggi elfi si evidenzia l'enorme disparita' di vedute che questo fatto provoca.
In particolare la visione che traspare dal SdA e' imho molto particolare, e tende a ricalcare quella che nel Silmarillion (ed inparticolare dal corollario di racconti che ne e' l'origine) e' la visione degli stessi Eldar nei confronti dei Valar. Spesso mi e' parso di notare questo parallelo, e sempre mi e' venuto naturale paragonarlo al rapporto tra l'umanita' e le gerarchie angeliche, le quali sono per loro stessa natura immutabili (ovviamente a parte il maldestro tentativo di Lucifero/Morgoth). Tra l'altro trovo molto significativo in questo senso l'uso del termine "men" riferito ai difensori della cittta' nella Caduta di Gondolin, ove compare piu' volte. Del resto, a ben guardare nei racconti di quell'epoca, la regalita' negli elfi e' molto meno stabile e veneranda di quanto non lo sia nel SdA: pensa a Feanor e Fingolfin, alla rinuncia da parte della casata del primo al diritto di regno (mi pare fosse maedhros a farlo ma chi si ricorda); pensa allo sfascio che coglie il doriath dopo la morte del re, eccetera.
>punto di vista dinamico (vale a dire nello sviluppo delle
due
>strutture di potere messo in scena da Tolkien: Theoden
ritrova vigore
>e coraggio, ma perisce sul campo di battaglia e la salita al
trono di
>suo nipote Eomer e' se non passata sotto silenzio quanto meno
relegata
>in secondo piano a causa della battaglia in corso; per cio'
che
>attiene Gondor, basti dire che se e' vero che la cerimonia di
>incoronazione di Aragorn costituisce un episodio ben
definito, e'
>altrettanto vero che l'attenzione dell'autore si allontana
poi
Questa e' un'altra costante del mondo di T., e cioe' la decadenza del mondo, la sparizione del bello e la sua sostituzione con lo squallido e il monotono; visione questa peraltro abbastanza comune nel periodo tra le due guerre, che aveva oggettivamente visto il crollo di una civilta'.
P.S: lo so che e' totalmente fuori luogo, ma a me la canzone di Gimli a Khazad-Dum ricorda sempre il buon vecchio manzoni ed i suoi atrii muscosi e fori cadenti... parlando di decadenza! :-)
>demistificazione), ma il tempo degli Eldar nella Terra di
Mezzo e'
>giunto ormai a conclusione. Nel mondo, ormai, il potere
carico di
>maesta' e giustizia puo' caratterizzarsi soltanto come evento
>eccezionale - tanto eccezionale da apparire quasi irreale,
estraneo,
>al pari di una festa (l'incoronazione di Aragorn), alla
naturale
>concatenazione degli eventi (e alla stessa narrazione) - o
come
>un'immane o odiosa sciagura (il dominio di Sauron, quello di
Saruman
>nella Contea - e quest'ultimo rappresenta di fatto l'ultima
parola
>dell'autore sul potere).
Beh, questo e' riscontrabile in effetti anche nell'epica antica, in cui il concetto di decadenza e' costante (dall'Eta' dell'oro all'eta' degli eroi al tempo degli sfigati). Anche qui il potere del Re non e' mai messo in discussione (anche quando fa cazzate: presente agamennone?); ma gli Eroi sono morti, ed a noi tocca strisciare in questo mare di melma in cui ci troviamo.
>Che lo sguardo di Tolkien si distolga dal restaurato regno
di Gondor e
>si concentri sul coraggio degli hobbit e sulle malinconie di
chi
>viaggia fino ai Porti Grigi solo perche' un intimo, nascosto
>convincimento impedisce all'autore di credere nella
possibilita'
>stessa di un potere umano non tirannico??
Come detto sopra, secondo me quanto dici e' vero in parte, in quanto l'unico potere che regge e funziona e' quello "divino": i Valar nel silmarillion (e racconti), gli Eldar nel SdA. Una postilla: non riesco bene a collocare lo Hobbit in tutta sta faccenda. Da notare infine il potere sicuramente umano e quindi corrotto e malandato, ma assoluto ed indiscutibile (a cui e' pero' possibile sfuggire?) di Leaf by Niggle.
Glorfindel
Sarnamalle, 255
Utumno
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